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diritti
2 aprile 2014
Il Diritto del Passeggero Ferroviario
A volte l'Europa, nella sua funzione di emanare normative e decreti attuativi di dubbio interesse, riesce anche a tutelare i singoli cittadini che ad essa appartengono.
Nel dicembre 2009 entra in vigore la normativa europea del diritto del passeggero, la normativa prevede un unsieme di regole ed obblighi da parte dei vettori al fine di tutelare i viaggiatori da possibili abusi da parte di chi eroga i servizi di trasporto che, quasi sempre, opera in regime di monopolio.

Nell'Italia degli annunci e dei malumori tale normativa non è stata recepita, sono trascorsi ormai più di 1500 giorni dal dicembre 2009 ma nessuna legge o decreto tal fine è stato attuato, i soliti ovvi motivi di convenienza: impossibile toccare gli interesse delle ferrovie dello Stato in netto contrasto con quanto presente nella normativa europea.
Vi invito a leggere il testo della normativa al seguente link diritto del passeggero.

Interessante notare quanto riporta la normativa in materia di ritardi o cancellazione dei treni:
Se ti dicono che giungerai alla tua destinazione finale con un ritardo di almeno 1 ora, hai diritto a:
  •     annullare il viaggio e chiedere immediatamente un rimborso (volte integrale, a volte parziale, cioè per la tratta non utilizzata) del costo del biglietto.

  •     Potresti inoltre avere diritto al viaggio di ritorno verso il tuo punto di partenza iniziale, se il ritardo vanifica l'obiettivo del tuo viaggio, oppure

  •     ad essere trasportato verso la tua destinazione finale alla prima opportunità (o in un momento successivo a tua scelta). Ciò comprende i mezzi di trasporto alternativi se il treno è bloccato e il servizio è sospeso.

  •     pasti e bevande (proporzionalmente al tempo di attesa)
  •     alloggio - se è previsto un pernottamento.

Se decidi di continuare il viaggio come previsto o di accettare un trasporto alternativo verso la tua destinazione, potresti avere diritto a una compensazione pari al:

  •     25% del prezzo del biglietto, se il ritardo è superiore a 1 ora e inferiore a 2
  •     50% del prezzo del biglietto, se il ritardo è superiore a 2 ore.

Non hai diritto a una compensazione se:

  •     eri stato informato del ritardo prima dell'acquisto del biglietto

Qualcuno, sicuramente, starà cominciando a capire perchè nessun legislatore italiano si sia messo a lavoro per mettere a punto la normativa europea ... nonostante sia trascorsi 4 anni dal fatidico 3 Dicembre 2009.

Nel frattempo, sempre per non danneggiare gli interessi delle ferrovie dello Stato Italiano, il TAR del Lazio ha annullato multe pari a 300.000 euro inflitte dall'antitrust a Fsi per abuso di posizione dominante nei confronti di Arenaways, operatore privato sulla rete ordinaria: 
Arenaways avrebbe potuto far concorrenza a trenitalia sul mercato del trasporto ferroviario passeggeri.

politica interna
5 novembre 2013
Ci risiamo ...
A poco più di due settimane dalla travagliata stesura della prima bozza della legge di stabilità la severa voce di Bruxelles sulla tenuta dei conti si fa sentire chiara e forte. Non è un monito ma una rettifica sulle previsioni del deficit.
Tranquilli, non superiamo il 3%, ma che fatica scrivere una legge i cui contenuti erano vuoti, in cui sostanzialmente non c'era scritto nulla su crescita ed aumento del PIL ma solo l'immobilità di un sistema che deve mantenere i conti in ordine. Che sudata far finta di avere elargito degli incentivi per l'occupazione e sussidi a precari ed esodati. Con l'IMU che bussa alla porta e la TRISE che cerca di farsi vedere le tasche degli italiani non sanno più a che santo votarsi, in più l'OCSE ci informa che siamo scesi al 29° posto nella graduatoria del benessere.
E' proprio dura barcamenarsi in questo mare di informazioni, surfare tra una statistica e l'altra senza fare alcun gesto, alcuna mossa che possa movimentare questa immobile quiete.

finanza
31 luglio 2013
Le banche tedesche hanno foraggiato la crisi finanziarie e si sono nascoste dietro l'austerity !!!


Il popolo tedesco è un popolo ligio al dovere ed alle regole, si sa, ed è proprio grazie a questo rigore che si deve gran parte della richezza e gran parte della miopia e provincialità di questo paese.
Il modo in cui la Germania ha affrontato la crisi finanziaria ha portato in luce i limiti di questa nazione che non riesce a vedere al di fuori dei propri confini. L'ingenuità delle sue banche che, allettate da facili guadagni, hanno voluto osare allontanadosi dalla sicurezza locale per sedersi al tavolo dell'alta finanza e finendo nelle fauci di Wall Street che le appellava come "mucche da mungere" . Il comportamento subdolo di puntare il dito contro gli incapaci e falsi paesi del sud Europa pieni di debiti per nascondere i propri errori dietro al grido di austerità.

La Germania ha accettato l'euro perchè le è stato promesso che non avrebbe mai pagato i debiti delle consorelle europee sprecone e corrotte. Le voci che si levano dalla popolazione tedesca ogni qualvolta bisogna alimentare il fondo europeo salva stati sono sempre le stesse:"I debiti di Grecia, Italia, Spagna, Portogallo ed Irlanda non possono ricadere su di noi. Gli stati spreconi si arrangino. ".
Prima che si lancino facili e superficiali sentenze è bene che qualcuno spieghi a questa gente che la Germania con i soldi che versa all'Europa sta salvando se stessa e le sue banche.
Tutti i soldi che i tedeschi hanno prestato a Grecia, Irlanda, Spagna ed Italia sono stati utilizzati per pagare i crediti verso le banche tedesche e non farle fallire.

Tutto ha inizio con l'entrata dell'euro e la possibilità di accedere al credito monetario a tassi di favore. Molti Paesi hanno approfittato di questo clima euforico di offerta di denaro a buon mercato eccetto i tedeschi, che per loro natura sono risparmiatori e prudenti nello spendere il denaro. Le banche teutoniche ricolme  di euro hanno iniziato a guardarsi intorno, a cercare dei facili
guadagni al di fuori della terra natia. Subprime americani, immobiliare irlandese, magnati della finanza islandese, bond greci, tutti i soldi tedesci servivano a finanziare le follie degli altri Paesi. Finchè la crisi non ha cominciato a far vedere la realtà con occhi diversi e, di conseguenza,  destabilizzare il sistema finanziario tedesco pieno di titoli spazzatura. La Commerzbank è stata la prima banca ad aver bisogno del denaro pubblico per non crollare sotto l'ingiuriosa parola
"BANKROTT" . Era giunto il momento di trovare una via d'uscita, un modo per rientrare presto dai debiti che le banche avevao concesso ai PIIGS, perchè non utilizzare il fondo europeo salva stati ed uscirne senza macchia ...

guardate il grafico a sinistra e vedete come l'esposizione tedesca verso i PIIGS sia scesa repentinamente dall'inizio della crisi dell'euro.

La Germania, impaurita e frastornata dalla sventola ricevuta, ha preferito rintanarsi nelle proprie regole e puntare il dito contro chi queste regole non le adotta e non le fa proprie. La Germania, per rifarsi degli errori delle proprie banche sta riducendo ed in molti casi eliminando, servizi basilari alle altre consorelle europee, sta togliendo la dignità e la speranza all'Europa a suo dire crorrotta e sprecona.
politica interna
23 gennaio 2013
"Monti non è l'uomo giusto per guidare l'Italia"


Pochi giorni fa l'editorialista Wolfgang Munchau ha scritto sul Financial Times un articolo dal titolo:
"Monti non è l'uomo giusto per guidare l'Italia", spiegando quali a suo avviso sono le motivazione di tale giudizio. L'articolo entra nel merito delle misure adottate dal governo Monti, le quali rispecchiano gli impegni presi dall'Italia al fine di conservare il suo legame con l'Europa . Ed è proprio la tipologia di questo legame a condizionare le politiche governative del Paese, nodo cruciale di questa campagna elettorale è l'approccio che gli schieramenti in campo hanno su questo tema: "Legami e vincoli della permanenza in Europa".
Le opzioni prospettate nell'articolo sono tre:rimanere nell' eurozona e farsi carico da sole di tutte le riforme riguardanti il lavoro, l'inflazione e la regolamentazione fiscale; rimanere nell' eurozona e condividere l'onere di attuare le riforme congiuntamente ai Paesi dell'eurozona; uscire dall' euro . I governi italiani hanno adottato una quarta opzione: regolamentazione fiscale nel breve periodo ed attendere.
La politica del governo Monti è espressione di quest'utima scelta:" appena nominato a primo ministro promise riforme ma ha finito con l'aumentare le tasse.Le modeste riforme strutturali introdotte dal suo governo sono state tutte un buco nell'acqua dall' insignificanti effetti macroeconomici. E' convinto di aver salvato l'Italia dalla bancarotta e dal suo precedessore Silvio Berlusconi. Si è preso il merito della caduta dello spread sui titoli italiani, ma, a ben vedere,
artefice del ribasso è stato un'altro Mario, Mario Draghi."
L'editorialista prosegue il suo articolo guardando all'alternativa elettorale di sinistra e destra.
Pierluigi Bersani potrebbe avere qualche chance in più di rinegoziare i vincoli di austerità imposti dalla Germania, potendo far gioco di squadra con il cugino, politicamente parlando,  Francoise  Hollande.
Dalla parte opposta l'alleanza di Silvio Berlusconi e la lega Nord sembra già proiettata a far valere l'opzione due rispetto alla ridefinizione dei rapporti da condividere e mantenere con l'Europa. Ma è risaputo che la credibilità di Berlusconi è cosa fatua.

Immediata la risposta di Monti demandata ad una lettera pubblicata sempre sul Financial Times. Dopo un prologo stringato e tagliente sulla frustrazione dell'editorialista Munchau verso la cancelliera Angela Merkel e la crisi europea, il professor Monti ha cercato di spiegare quali sono stati i meriti del suo governo nel particolare contesto finanziario in cui si trovava l'Italia all'alba del suo insediamento a Palazzo Chigi. La sua opera di risanamento dei conti ha riallineato il mercato
italiano alla media europea e l'OCSE ha stimato che le riforme introdotte dal suo governo porteranno ad una crescita del PIL di 4 punti percentuali a partire dal 2020...
Caro Monti è questo che ci preoccupa, il 2020 è troppo lontano e nel frattempo cosa dovremmo fare ? Avere te al governo per  svenderci alla finanza ?

politica estera
9 novembre 2012
Cara Merkel


Voglio riportare in questo post la lettera scritta dai Portoghesi alla signora Merkel perchè rappresenta, forse meglio di qualunque altro scritto, lo stato d'animo di un Europa sempre più divisa tra Nord e Sud. Non penso che il problema sia da imputare alle singole personalità ma al sistema nel suo complesso. C'è qualcosa nelll'ingranaggio che sostiene il sistema costruito che è fuori posto, qualche rotella deve essere spostata e lubrificata. Su queste problmatiche è necessario trovare una soluzione che accomuni e non disintegri quanto costruito. 


" Cara Cancelliera Angela Merkel,
Innanzitutto desideriamo comunicarle che ci rivolgiamo a lei solo come Cancelliera della Germania. Infatti, non l’abbiamo votata e non riconosciamo la figura di un cancelliere d’Europa. Perció, le scriviamo, noi, sottoscrittori e sottoscrittrici di questa lettera aperta, in qualità di cittadini e cittadine: cittadini e cittadine di un paese presso il quale lei sará in visita il prossimo 12 di Novembre, e cittadini e cittadine solidali con la situazione di tutti quei paesi sottomessi a misure di austeritá. Per il carattere della sua visita annunciata e di fronte alla grave situazione economica e sociale che si vive in Portogallo, le comunichiamo che non è benvenuta. La signora Cancelliera deve essere considerata persona non gradita in territorio portoghese perché pretende chiaramente interferire con le decisioni dello Stato portoghese senza essere stata democraticamente nominata dalle persone che qui vivono.
Nonostante ció, dal momento che il nostro governo ha smesso da molto tempo di obbedire alle leggi dello stato e alla Costituzione della Repubblica, dirigiamo direttamente a lei questa lettera. É un oltraggio che lei venga accompagnata da numerosi grandi impresari. Camuffate da “investimento straniero”, le persone che la seguiranno verranno ad osservare la rovina dell’economia portoghese, oltre a quella greca, irlandese, italiana e spagnola, provocata dalla sua politica. Il suo entourage é costituito allo stesso tempo sia da chi ha obbligato lo Stato portoghese, con la connivenza del governo, a privatizzare il suo patrimonio e i suoi beni piú preziosi, sia da chi beneficerá direttamente dalla vendita a prezzi scontati di questi stessi beni pubblici. Questa interpellanza non puó e non deve essere vista come una banale rivendicazione di stampo nazionalista o sciovinsta – nello specifico, ci rivolgiamo a lei in quanto promotrice massima della dottrina neoliberista che sta rovinando l’Europa. Non ci rivolgiamo alla popolazione tedesca che ha tutta la legittimitá democratica per eleggere i suoi rappresentanti. Ma nel paese dove viviamo, il suo nome non è mai apparso in nessuna urna. Non l’abbiamo eletta. E quindi non le riconosciamo il diritto di rappresentarci e tanto meno di prendere decisioni politiche in nostro nome. E non siamo soli. Nel prossimo 14 di Novembre, due giorni dopo la sua visita, ci uniremo in uno sciopero generale insieme ad altri cittadini e cittadine di molti paesi europei. Sará uno sciopero contro i governi che hanno tradito e continuano a tradire la fiducia in loro depositata da questi stessi cittadini e cittadine; uno sciopero contro l’austeritá imposta. Ma non si illuda, signora Cancelliera. Sará uno sciopero anche contro l’austeritá imposta dalla troika e da tutti quelli che pretendono trasformarla in un regime autoritario.  Quindi, sará anche uno sciopero contro di lei. E se salutiamo i nostri compagni e fratelli di Grecia, Spagna, Italia, Cipro e Malta, salutiamo anche il popolo tedesco che soffre con noi. Sappiamo bene che il Wirtschaftswunder, il “miracolo economico” tedesco si é basato sul perdono del debito tedesco da parte dei suoi principali creditori. Sappiamo che l’ipotetica attuale forza economica tedesca si é costruita grazie ad una brutale repressione salariale che dura da piú di dieci anni e alla creazione massiccia di lavoro precario, temporaneo e mal pagato che affligge grande parte della popolazione tedesca. E questo mostra anche qual’é la prospettiva che la signora Merkel ha sulla Germania. É plausibile che non ci risponda. É probabile che il governo portoghese, debole e fragile, la riceva con fiori e applausi. Ma la realtá, signora Cancelliera, é che la maggioranza della popolazione portoghese dichiaratamente disapprova la forma con cui questo governo, appoggiato dalla troika e da lei, sta distruggendo il paese. Anche se sceglierá un percorso segreto e un aeroporto privato per non dover affrontare manifestazioni e proteste contro la sua visita, sappia che in tutto il paese ci saranno manifestazioni e proteste. E saranno proteste contro di lei e contro ció che lei rappresenta. Il suo entourage potrá ignorarci. La Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea possono tentare di ignorarci. Ma noi siamo sempre di piú, signora Merkel. Qui e in tutti i paesi. Le nostre manifestazioni e le nostre proteste avranno sempre piú forza. La realtá é ogni giorno piú chiara. Quello che ci é stato raccontato fino ad ora non si é rivelato corretto e adesso sappiamo che si trattava di una sfacciata menzogna.Ci siamo svegliati, signora Merkel. Non é benvenuta in Portogallo."

Testp originale al link : http://carachancelermerkel.blogspot.com.es/p/blog-page_6769.html


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politica estera
22 maggio 2012
Identità Europea
La Grecia, spina nel fianco europea, culla della dialettica e speculazione, patria della politica. La Germania, padrona d'Europa, macchina perfetta di efficacia, pochi sprechi e poca fantasia. Culla del romanticismo, patria del materialismo. In mezzo l'Europa ed il suo futuro.
L'Europa sopravviverà allo tsunami elettorale di Francia e Grecia o sarà destinata a fallire. Perchè non può non essere una sconfitta l'uscita della Grecia dall'euro. O si fa l'Europa o ne usciremo a pezzi.
Non concordo con quanti considerano l'Europa un club di Paesi che possono entrare ed uscire a piacimento in base ai loro conti ed alla capacità di creare ricchezza. Un club resta e resterà sempre un club con una visione ristretta e minuscola del suo essere che solamente per il nome che si porta dietro "Europa" deve necessariamente affaciarsi su un contesto globale. Che senso avrebbe avuto introdurre la moneta unica, l'euro, se poi non abbiamo quelle capacità di crescere ed esportare nuovi modelli di business.
Indubbiamente il processo di integrazione è lungo, ma è quello che al momento si richiede. Per uscire da questa impasse bisogna creare quell'identità europea che al momento sembra cosi lontana e che le scelte fatte fin'ora hanno maggiormente discostato con spinte nazionalistiche repentine. Non parliamo di exit strategy, non ricattiamo blaterando di non voler dare più gli aiuti europei ai Paesi negligenti. Sono solo urla populiste che non servono a risolvere l'attuale situazione ma solo a peggiorarle. L'Europa abbia il coraggio di aiutare il Sud ma nel contempo avere un maggiore controllo a livello centrale. E' tempo che le singole nazioni perdano parte della loro sovranità in favore di una maggiore europeizzazione. Questa è l'unica via d'uscita che l'Europa ha per sopravvivere e che sicuramente sarà apprezzata dai cittadini europei.
Piantiamo il seme di quella che sarà l'Identità Europea.

finanza
2 dicembre 2011
Paroala d'ordine: exit strategy
 


La parola d'ordine che ormai si sussegue nei mercati e nelle sale del potere è uscita, sortie, Ausfahrt, saida exit. Preparare un piano d'uscita, il più possibile soft, dall'eurozona.
Nessuno crede più in un salvataggio all'ultimo momento della valuta e le multinazionali si stanno preparando ad affrontare quello che non avrebberò mai voluto che accadesse: l'uscita di scena dell'euro.
Le previsioni dell'acopalisse che ne seguirebbeper il momento non ha non distolto dal piedistallo l'inadeguatezza dalla governace europea nell'affrontare le varie crisi che hanno minacciato e minacciano l'Europa.

"Una buon piano di gestione dei rischi deve pianificare al suo interno la gestione di circostanze spiacevoli e difficili, e quindi non è possibile non considerare uno scenario che vede l'uscita, seppur disordinata, dall'eurozona di alcuni dei Paesi che la compongono." Queste sono le parole Andrew Bailey, dirigente del Financial Services Authority di Londra, organo di vigilanza delle banche britanniche.
E' proprio di questi giorni la conferma che Tui, il più grande tour operator tedesco  ha sottoposto ai propri partner alberghieri greci la sottoscrizione di  contratti calcolati in dracme o comunque valuta diversa dall'euro, temendo l' uscita dellla Grecia dall'eurozona.
Andreas Andreadis, Presidente della SETE, associazione di categoria delle imprese del settore del turismo greco, ha consigliato ai membri dell'associazione di non dar credito alle richieste ricevute in quanto l'ipotesi prefigurata di una rottura dell'euro è improbabile.
Comunque se ne dica, ormai il tabù del fallimento dell'euro è stato infranto, nel mondo industriale e finanziario si cerca di analizzare lo scenario che potrebbe presentarsi il giorno dopo la caduta dell'euro e prediporre la strategia più adatta al contesto. Le conseguenze di questo fallimento interessa il pianeta Terra nella sua globalità, ecco perchè Nomura, la più grande banca giapponese, ha sentito il dovere di pubblicare un breve saggio dal titolo: "Rischio valuta nella disgregazione dell'eurozona: aspetti legali".
Di tutt'altra opinione, o forse solo meno espliciti, le osservazioni dei manager dell'area Sud Europa. Lo spagnolo Baldomero Falcones, predidente della Fomento, Construcciones y Contratas, gruppo che si occupa di edilizia ed infrastruttura, sostiene che nonstante la predisposizione in azienda di un piano B, per combattere un eventuale bufera finanziaria che colpisca nuovamente i Paesi dell'area sud Europa: "Non è stato mai preso in considerazione la disgregazione dell'euro. Questa possibilità ha poche chance di realizzazione, in quando il costo che l'Europa dovrebbe pagare è molto alto".  Messaggio similmente ambiguo arriva dal versante Italia, oveRodolfo De Benedetti, amministratore delegato di CIR, si appresta a dichiarare:"Il nostro gruppo è constantemente impegnato a studiare le metologie da seguire per ridurre al minimo i potenziali rischi provenienti da eventi inaspettati, per tale motivo stiamo prendendo in considerazioneogni possibile scenario, anche quello più improbabile. Non per questo, non sono fiducioso nella vittoria dei leader europei nella lotta per prevenire la disgregazione dell'euro".

Uno sondaggio condotto dalla IT2 Treasury Solutions, società di consulenza con sede a Londra, che ha intervistato 750 società finanziarie in vari Paesi, inclusi Inghilterra, Paesi bassi, Finlandia, Svizzera, Norvegia, Svezia, Canada ed Emirati Arabi, ha rilevato che più del 53% degli intervistati è convinto della scissione dell'euro nei prossimi 12 mesi. Ma dato più significativo è che il 78,5% delle società finanziarie è convinta che la scisiione dell'euro può essere gestita senza alcun danno con un lasso di preavviso minore di 3 mesi.
In attesa che il summit del 9 Dicembre porti via la peggiore delle ipotesi, è emblematico il commento di un amministratore aziendale francese.
"Effettuare piani  sulla scissione dell'euro e come effettuare piani sulla fine della monarchia. Il rischio è di tagliarti la testa ".

finanza
29 novembre 2011
Meteora in picchiata ... è l'euro
   

Mi piacciono sempre le immagini pubblicate dall'economist e che riporto sempre in questo blog: hanno una capacità espressiva che supera di gran lunga la notizia scritta.

L'immagine della meteorite euro che cade in picchiata verso la sua fine è l'emblema stessa dell'Europa e delle sue contraddizioni. Come una meteora è nata la moneta unica, chiamata euro, ed inserita in orbita senza alcun progetto, ma messa là alla mercè dei mercati.I primi anni della sua vita sono stati forti e solidi, si sosteneva sulle proprie gambe come un lottatore greco. Poi, incidentalmente, si è piegata su se stessa ed ha iniziato a ruzzolare in giù, all'inizio  con andamento lento, ma poi, la finanza ha deciso di accelerarne l'andatura e così il suo precipitare
è sempre più veloce e lascia  dietro una scia di fiamme e fumi.
In fondo, siamo consapevoli che il fallimento della moneta unica, così come la caduta delle meteore,  è un evento catastrofico e che ,se dovesse succedere, immancabilmente andremmo incontro ad una una nuova recessione ancora più profonda di quella del 2008-2009. Superstiziosi come siamo, crediamo ancora che la classe dirigente europea farà di tutto per scongiurare tale catastrofe, nonostante l'immobilismo delle major.
A pensarla diversamente, prova ne è l'asta deserta dei Bund tedeschi, sono gli investitori, che guardando agli eventi con occhi lucidi, vedono la fine della moneta unica a breve e, seguendo quelle che sono le regole su cui il mondo della finanza si regolamenta, scappano a gambe levata dai mercati europei, innescando sempre di più quella spirale senza fine in cui sta precipitando l'euro e l'Europa tutta.
Bisogna trovare al più presto nuove regole su cui creare un nuovo e ringiovanito sistema finanziario. Se tutto rimane invariato,nel 2012, ci troveremo ad affontare inevitabilmente una nuova recessione. I sintomi ci sono tutti: le banche, già oggi in sofferenza, riescono a reperire,sempre con maggiori difficoltà, liquidità dai mercati e dai circuiti interbancari,
immettendo nel sistema sempre meno moneta; la maggiore pressione fiscale, dovuta al
regime di austerità richiesto dai trattati europei, non fa altro che acuire questa stretta creditizia e fiaccare la fiducia nei consumi e negli investimenti. Gli Stati, non potranno far altro che indebitarsi ulteriormente, nuovi piani di salvataggio e nuove regole di austerità saranno messe in atto ed i cittadini, sempre più poveri, scenderanno in piazza a protestare. Insomma,questo ciclo virtuoso andrà avanti, portando in Europa, di ciclo in ciclo, sempre più povertà, sempre maggiore malessere e sempre più disaccordo.
E' inutile nasconderci, se la situazione è questa, l'Europa è destinata a fallire, se non oggi, sicuramente domani.
Il peccato originale dell'Europa è la politica del rischio calcolato, supportata fortemente dalla Germania, e con la quale si cerca ancora di gestire la crisi con un tiro e molla infinito.  I Paesi virtuosi d' Europa tentennano tra gli interessi locali e l'Europa stessa, ma oggi è tempo di decidere e dare una risposta chiara e forte su quale sarà il fututo dell'euro.
La governance europea del rischio calcolato non ha dato i suoi frutti se non quelli di far fuggire a gambe levate gli investitori, e con essi i pochi barlumi di tenuta dell'euro. A questo punto bisogna agire, cercando di riconquistare il favore degli investitori in primis. E per fare questo necessitano delle scelte coraggiose e con veduta allargata all'intera Europa, libere dai legami inibitori di
sciocchi localismi:  l'Europa deve avere come obiettivo la crescita di tutti gli Stati che la compongono. Crescita, che può avvenire solo allentando il regime di austerità imposto ai Paesi considerati insolventi in modo da dare alle istituzione il tempo necessario per attuare le riforme necessarie ed alle banche un pò più di ossigeno e libertà di manovra.
Ad essere sotto attacco oggi è l'Europa nella sua interezzaa e non solo i Paesi non virtuosi, per tale motivo è necessario che l'Europa impari a ragionare ed ad agire come una grande nazione e non come una federazione di Stati che cercano ti tirare le coperte dalla loro parte. La partita è appena iniziata ed in gioco c'è la sopravvivenza dell'Europa.

politica interna
25 ottobre 2011
Il miraggio della pensione
Andremo mai in pensione ? E se riusciremo ad andare: a che età ?
Pare che uno dei principali rimedi per far fronte alla crisi sia aumentare l'età pensionabile. Tutta l'Europa sta giocando su questa variabile e il pressing sull'Italia è forte. La lega non dà il suo bene placido. Il governo cerca una soluzione, ma sicuramente spera di poter dire la sua sull'età pensionabile in modo da poter tirare un pò il fiato.
Ma veramente la riforma sulle pensioni potrebbe liberare quelle risorse necessarie a far ripartire l'economia ? Ho dei dubbi. Per il momento mi sembra che la politica che si sta adottando è quella di tenere buona l'Europa, donando quelle garanzie che impoveriscono e non creano sviluppo economico e sociale. Ed allora, date le premesse, perchè non si inizia a modificare il sistema pensionistico dei nostri deputati ? Perchè non danno il buon esempio ?
Facciamo un patto, iniziate a modificare il vostro sistema pensionistico e poi passiamo a quello di noi miseri cittadini. Magari visto il buon espempio acceteremo il malcontento con un sorriso sulle labbra.


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finanza
27 luglio 2011
Sull'orlo del baratro
Davanti alla crisi finanziaria che si abatte sui paesi periferici dell'eurozona, l'europa non sa reagire, è legata alle esigenze dei singoli Stati membri che non hanno alcuna voglia di perdere i loro privilegi per salvare il Sud spendaccione. La bufera finanziaria tocca l'Italia, l'euro è davanti ad un bivio ... insistere con la divisa unica o ritornare indietro ?





Mai come nelle ultime settimane abbiamo assistito, con il fiato sospeso, alla tempesta finanziaria che si abbatteva sui mercati italiani, e mai, come in questo caso, la tenuta del sistema europeo è stata messa in dubbio.
Da più di un anno l'europa è tormentata dal rischio di default di alcuni suoi Stati. Il primo allarme è scoppiato in Grecia, a seguire, Irlanda e Portogallo. La reazione europea è di diniego e titubanza, propone piani mal elaborati con l'unico obiettivo di prendere tempo, non riesce a trovare una via d'uscita. L' eccessiva indecisione mostrata con la ricapitalizzazione del debito greco, la settimana scorsa, ha fatto si che i mercati  sfogasserò  la propria rabbia sui titoli di stato italiano che hanno visto i propri rendimenti prendere il volo e raggiungere la quota di interesse del 6%, mentre lo spread BTP/Bund saliva a quota 334 .
La crisi ha cambiato rotta, non più confinata alle piccole periferie economiche della Grecia, Irlanda e Portogallo,ha intrapreso una nuovo corso e, oltrepssando la Spagna, ha raggiunto uno dei paesi big dell'eurozona, l'europa si trova a dover fare delle scelte.
Perchè l'Italia è sotto scacco dei mercati ?
Facendo un pò di conti, l'Italia detiene il secondo debito pubblico tra i paesi europei ed il terzo su scala mondiale. E' insolvete per 1.9 trilioni di euro di debito, il 120% del proprio PIL, ha un debito più o meno 250 bilioni di euro con l'European Financial Stability Facility(il fondo comunitario per il salvataggio della divisa europea). La situazione di instabilità governativa, la tensione tra Berlusconi e Tremonti, gli scandali giudiziari che si susseguono, non danno fiducia ai mercati che si interrogano sulle capacità italiana di accollarsi il suo enorme debito.
C'è da ammettere che L'Italia, nonostante i suoi difetti, non è la Grecia. Il suo debito pubblico, anche se altissimo, si mantiene stabile nel corso degli anni, il deficit pubblico ha segno negativo, le banche risultano solide, gli elevati risparmi privati sembra riescano ad assorbire gran parte del debito pubblico. Ma, una sottile linea separa l'Italia dal divenire Paese insolvente: il prezzo che l'Italia dovrà pagare per autofinanziarsi. Se i tassi di rendimento dei titoli di stato  aumentano considerevolmente per un periodo abbastanza lungo, inevitabilmente, come una spirale, il suo debito crescerebbe vorticosamente al di fuori di ogni possibile controllo.
A corolloario di tutto questo, in sottofondo, assistiamo increduli all'assurda pantomima che va in scena negli Stati Uniti  sull'innalzamento del debito sovrano americano, se non si raggiunge l'accordo entro il prossimo mese gli Stati Uniti d'America saranno insolventi verso i proprio creditori. 
Ma torniamo in Europa ad osservare come Francoforte,Bruxelles, Berlino, la banca centrale europea e, in particolar modo la cancelliara Angela Merkel stanno cercando, invano di raggiungere due obiettivi antitetici tra loro: evitare un default ufficiale della Grecia, elimanare indefinitivamente il trasferiemento di ricchezza dai paesi europei virtuosi alle periferie insolventi.
Ancora una volta emerge chiaramente il peccato originale di questa europa: la disunione delle Nazioni da cui è costituita. Invece di dare una risposta chiara e definitiva sulla rotta da seguire, l'Europa sta ancora discutendo su chi deve sostenere i costi della crisi:i Paesi creditori con una perdita del potere di acquisto, i Paesi debitori con politiche di austerità, i tedeschi trasferendo ricchezza a Sud ?
Cosa fare ? Implementare una strategia esaustiva basata su due elementi fondamentali :riduzione del debito per i paesi  insolventi,ricapitalizzazione delle banche che necessitano diuna ristrutturazione finanziaria.
La riduzione del debito deve cominciare dalla Grecia, che è chiaramente in default, per proseguire con Portogallo ed Irlanda.
E l'Italia ? L'Italia deve sanara la propria situzione interna ed avviare quell'insieme di riforme strutturali per lungo tempo rimandate. Deve adottare politiche di crescita economica e non di austerità fiscale.
L'European Financial Stability Facility deve potere emettere per autoinanziarsi titoli di stato garantiti: "Eurobonds" e deve poter acquistare titoli dei Paesi in difficoltà. Certo non è una prospettiva piacevole ... ma l'alternativa potrebbe essere la fine dell'euro.
                                                                                                          (fonte:economist)
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